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Wikileaks, il lavoro di squadra tra new e old media per imbastire uno scoop


Pubblicata in data: 29/07/2010


Il maxi-scoop di Wikileaks non segna solo una svolta per il futuro della guerra in Afghanistan. E' anche una rivoluzione per i media: tre pilastri dell'informazione dei tre paesi più coinvolti - l'americano New York Times, il britannico Guardian e il tedesco Der Spiegel - hanno lavorato assieme, in uno scantinato di Londra, in un inedito esperimento di collaborazione grazie a un colosso dei new media. I reporter dei tre giornali hanno per settimane «condiviso ricerche e tecniche informatiche come partner eguali», ha detto in una conferenza stampa a Londra il fondatore di Wikileaks, Julian Assange. La decisione del sito di intelligence di trasferire alle tre testate i 92 mila documenti 'grezzi' dello scoop riflette la crescente forza e sofisticazione del piccolo sito web no profit, fondato alla fine del 2006 dall'ex hacker Assange.

«Il paragone più simile è con i Pentagon Papers», ha detto Assange alludendo alla mole di documenti del Pentagono al centro di un celebre scoop del New York Times nel 1971 che provocò ripensamenti sulla guerra del Vietnam. Per la prima volta nei suoi quasi quattro anni di storia Wikileaks ha deciso di auto-censurarsi rinviando la diffusione di circa 15 mila documenti che avrebbero creato problemi di sicurezza. Il New York Times ha presentato il risultato del suo lavoro alla Casa Bianca prima di andare in stampa, «per dare all'amministrazione il tempo di commentare e di reagire», ha detto il capo dell'ufficio di Washington Dean Baquet. Il modello di collaborazione tra new e old media ha precedenti negli Stati Uniti dove il sito ProPublica è nato tre anni fa per offrire alle testate tradizionali 'prodotti' di giornalismo investigativo. Stavolta però Wikileaks, una rete amorfa di volontari che operano in una decina di paesi, ha scelto di passare ai tre giornali i documenti «allo stato grezzo».

New York Times, Guardian e Spiegel hanno accettato di uscire contemporaneamente il 25 luglio, quando Wikileaks avrebbe messo i dossier sul web, pur lasciando che i loro giornalisti puntassero su angoli diversi sulla base del materiale comune. La decisione di lasciare a media tradizionali il compito di fare ricerche addizionali e analisi «riflette probabilmente una evoluzione da parte di Wikileaks», ha detto Steven Aftergood, direttore della Federazione degli Scienziati Americani sulla Segretezza del Governo. Riflette anche, a una settimana dal maxi-scoop del Washington Post sugli sprechi dell'intelligence, la consapevolezza che, a dispetto della crisi dell'editoria, i grandi giornali continuano a giocare un ruolo di primo piano nella produzione di notizie che fanno tremare i palazzi.

Il Messaggero.it


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