Festival di Perugia 2012. “La repubblica dei portavoce”

Festival di Perugia 2012. “La repubblica dei portavoce”

Passione per la politica e stima per le persone che si seguono: sono gli ingredienti fondamentali per un buon portavoce. Se ne è parlato questa mattina nella sala Lippi in un incontro organizzato dall’Associazione giornalisti Scuola di Perugia (Agsp) e moderato da Roberto Chinzari (Tg2) .«Non ci deve essere necessariamente una sovrapposizione di ideali, ma è molto difficile rappresentare una persona che non si stima», spiega Monica Macchioni, portavoce per il Pdl. «Occorre una sinergia fra le due figure, altrimenti il gioco non funziona».

La sottile linea tra lavoro e appartenenza – Un lavoro delicato, in bilico fra comunicazione e appartenenza politica. «Alla fine di ogni legislatura mi è stato chiesto di lavorare per diversi partiti – racconta Fabiola Paterniti, portavoce di Antonio Di Pietro – ma io ho scelto di stare sempre dalla stessa parte. È un lavoro che richiede attenzione continua e che è cambiato tantissimo rispetto al passato: se prima si dava molta importanza alla carta stampata, ora domina l’on-line, che permette un contatto diretto con gli utenti, ma costringe anche a dare risposte immediate ed efficaci a critiche e osservazioni».

Le relazioni pericolose – E poi c’è l’eterno dilemma del rapporto con i giornalisti, con cui si instaura un legame stretto, in alcuni casi anche troppo. «C’è un rischio di confusione dei ruoli – spiega Pierluca Terzulli, giornalista del Tg3 – Invece è importante mantenere separati i propri ambiti di competenza. Come giornalisti, è giusto aspettarsi dai portavoce retroscena, anticipazioni sui discorsi o sull’agenda di un politico, ma non invasioni di campo o pressioni».

La Repubblica delle dichiarazioni – Uno sguardo esterno sul sistema italiano arriva da Tobias Piller, del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine, che non lesina critiche ai portavoce dei politici nostrani: «Spesso si punta su battute e parole ad effetto, più che sull’analisi dei fatti. Il lavoro del giornalista è allora quello di fare un passo indietro, andare a cercare vecchie dichiarazioni per trovare smentite o incongruenze. Deve mettere davanti al politico dati e numeri, così che possa risponderne. Allora ci sarebbe un’informazione meno qualunquista perché, se si parla di temi caldi come casa o pensioni, bisogna considerare le cifre e i fatti, non ci si può limitare a riportare qualche dichiarazione».

Claudia Bruno