“Cambiamenti climatici e giornalismo”. Successo per il panel AGSP all’IJF18

L’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia è stata anche quest’anno tra i protagonisti del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia con un panel dedicato al tema dei cambiamenti climatici e delle sfide ad essi correlati. A discutere insieme per circa una ora e mezza in una gremita sala della Vaccara Fausto Bertuccioli, giornalista del giornale radio Rai e presidente Agsp, Elisa Calliari, del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Enrica De Cian, dell’Univeristà Ca’ Foscari, Marco Merola, giornalista e divulgatore scientifico, e Michele Torsello, dirigente di #Italiasicura.

Durante l’incontro, dal titolo “Giornalismo e cambiamento climatico: adattarsi al nuovo mondo“, si è cercato di fare il punto non solo sullo stato dell’arte circa il surriscaldamento terrestre ma anche del ruolo dell’uomo. “Una corsa contro il tempo”, hanno ammesso tutti i relatori.

Da sottolineare il piano, esposto da Michele Torsello, lanciato ad agosto del 2017 dal governo con #italiasicura. Un progetto che segue la strada della prevenzione superando la logica delle emergenze in settori chiave per l’attività sociale, culturale e economica: dissesto idrogeologico, infrastrutture idriche ed edilizia scolastica.

A chiudere il dibattito, la presentazione del progetto giornalistico “Adaptation”, condotto da Merola in giro per il mondo: un’indagine su come l’uomo sta cercando di adattarsi alla natura e poter sopravvivere ai cambiamenti climatici.

IJF17 – “Ibernazione, ogm e ingegneria genetica”

Dall’ibernazione alle banche dati del Dna, dagli Ogm all’utilizzo degli embrioni. Etica e scienza a confronto in un momento storico particolare, che apre possibilità prima impensabili grazie al progresso tecnologico. Di questo si è discusso nel panel dal titolo “Ibernazione, ogm e ingegneria genetica” organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia nell’ambito del Festival Internazionale del Giornalismo 2017 di Perugia. Ospiti del panel Enzo Arceri (Giornale Radio Rai e segretario Agsp), Paolo Benanti (padre francescano), Sabrina Carreras (Presa Diretta), Andrea Lenzi (Docente Università La Sapienza Roma), Marco Merola (responsabile comunicazione CNBBSV) e Laura Palazzani (Docente LUMSA).
Come affrontare questioni complesse mettendosi, come giornalisti, al servizio del pubblico?

Ibernazione – Si parte dall’ibernazione con l’intervento di Paolo Benanti, padre francescano, considerato tra i massimi esperti mondiali di Teologia morale e Bioetica. Ci sono tre società al mondo che offrono questo servizio, per un costo che oscilla tra i 30 e i 200 mila euro. Un futuro possibile ma sicuramente non certo. “Siamo sicuri di poter vendere tutto ciò che possiamo fare?”, si chiede Benanti di fronte alla prassi commerciale che ci porta a pagare per qualsiasi cosa, seppur priva di fondamento ed evidenza scientifica. Dalla relazione medico-paziente sembra si stia passando ad una nuova tra cliente e fornitore di servizi.
“La risposta al problema della finitezza umana oggi non è religiosa né scientifica, ma mitica, fuori dal tempo”; ritorna il tema della post-verità, parola dell’anno 2016 secondo lo storico dizionario inglese Oxford. Una post-verità scientifica che ignora fatti e dati per lasciare spazio alla speranza di estendere le potenzialità umane oltre i limiti fino ad ora conosciuti.

Banche dati DNA – Arriviamo per ultimi in Europa, ma almeno abbiamo a disposizione tecnologie innovative per farlo; il riferimento è alla raccolta, elaborazione e al controllo di dati sul Dna di persone che si trovano in carcere con una sentenza passata in giudicato. Oggi le banche dati italiane custodiscono le identità di 38 mila persone. Sono informazioni da maneggiare con cura: un errore potrebbe portare ad individuare come colpevole qualcuno che non c’entra nulla. A supervisionare il processo di prelievo e decodifica è il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita (CNBBSV).

Ogm – Sabrina Carreras di Presa Diretta ha analizzato i vari linguaggi della narrazione scientifica in tv. Spetta al giornalista rendere semplici concetti apparentemente distanti dalla quotidianità. Gli ogm in Italia non si possono coltivare ed è vietata anche la ricerca sul tema. La riflessione del giornalista in campi che, come questo, possono spaventare l’opinione pubblica, deve partire chiedendosi quanto pesino i pregiudizi e la caccia alle streghe, da un lato, e gli interessi privati dall’altro.

(Giulia Bianconi)

Premio “InFormazione” Nunzio Bassi 2017. Vincono Perugia e Torino

Sono Perugia e Torino le vincitrici dell’edizione 2017 del Premio “InFormazione, riservato ai praticanti delle Scuole di giornalismo italiane e organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia. Il concorso – patrocinato da Ordine nazionale dei Giornalisti e dall’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria – è dedicato alla memoria di Nunzio Bassi, coordinatore didattico per 20 anni della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia e scomparso nell’ottobre 2013.

Nunzio Bassi è stato un formatore di generazioni di giornalisti che, quando si trovavano ad affrontare una scelta importante per la propria carriera, tornavano da lui a distanza di anni. Questa è la sua più bella eredità“, ha affermato durante la cerimonia il Presidente dell’AGSP Fausto Bertuccioli.

Il primo premio è stato assegnato a Gabriele D’Angelo, praticante della Scuola di giornalismo di Perugia e autore di “Un’altra volta ancora”, articolo che racconta la voglia di rinascita di Castelluccio di Norcia attraverso la storia di una coppia che non intende arrendersi alla distruzione del terremoto, dopo aver già affrontato quella del 1979.

Il secondo premio è andato al web-doc firmato da Paolo Sparro, Serena Riformato e Giulia Bianconi (Scuola di giornalismo di Perugia) sul salvataggio delle opere d’arte nelle zone terremotate (“Una terra da restaurare”).

Menzione speciale del Premio – dedicata alla memoria di Dante Ciliani, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria scomparso nel settembre 2015 – a Camilla Cupelli, praticante della Scuola “Giorgio Bocca” di Torino, con un elaborato che fa il punto sulla questione dell’edilizia scolastica in Italia (“L’edilizia scolastica italiana tra crolli ed emergenze”).

Alla cerimonia è intervenuto Roberto Conticelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria.

IJF15, “Il talkshow è davvero finito?”

C’era una volta un genere televisivo che riempiva palinsesti quasi a costo zero e faceva registrare ascolti alti in qualsiasi fascia oraria e giorno di messa in onda. Quei programmi hanno scritto la storia televisiva (e non solo) degli ultimi dieci, quindici anni e la stampa era piena di pagine dedicate alla cronaca dei vari Annozero, Ballarò, ecc.
Retroscena, litigi, divisioni, e in qualche caso, notizie: questi gli ingredienti del talk show all’italiana. Un successo innegabile, sicuramente alimentato dalla particolare congiuntura politico – economica che l’Italia ha attraversato negli ultimi anni.

Poi, però, il giocattolo si è rotto. Una nuova fase politica, favorita dal declino di leader politici che hanno dominato la scena negli anni novanta e duemila, un abuso del genere, proposto a tutte le ore del giorno praticamente sempre nella medesima forma, e un generale calo dell’audience televisiva hanno determinato probabilmente una disaffezione del telespettatore nei confronti del talk show. Ascolti a picco, contenuti sempre più autoreferenziali, incapacità di rinnovare il genere: una crisi di cui si è discusso durante l’incontro, dal titolo “Il talk show è davvero finito?”, organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia. Sono intervenuti Francesca Barra e Pierluigi Pardo di Mediaset, Mia Ceran, prossima conduttrice dell’edizione estiva di Unomattina, il giornalista di Rainews24 Mario De Pizzo, e il direttore di Raitre, Andrea Vianello.

“Bisogna ripensare il genere – ha esordito proprio l’ex conduttore di Agorà – l’abbiamo spremuto come un limone dopo un ventennio di successi. Però non potremmo fare a meno dei talk, ne risentirebbe anche la democrazia”.
Non è dello stesso avviso Mia Ceran, che la scorsa estate ha condotto per qualche mese sul terzo canale nazionale il talk show Millennium: “L’apice è stata certamente la puntata di Servizio Pubblico con il siparietto tra Berlusconi e Travaglio che fece registrare il 33% di share. Da quel momento, però, è cominciata anche la crisi, legata al declino di una figura impareggiabile dal punto di vista mediatico come il leader di Forza Italia. Oggi siamo al funerale del talk: il pubblico non vuole vedere questo”.

Per Pierluigi Pardo, giornalista di SportMediaset, il problema è l’autoreferenzialità: “Gli unici in grado ancora di alzare gli ascolti dei talk sono Renzi, Salvini e Landini – ha spiegato il conduttore di TikiTaka – perché sono personaggi di rottura, divisivi. Spesso nei talk ci sono politici che parlano di cose lontane dagli interessi delle persone, la vita è altrove”.

Un affaticamento evidente e confermato anche dal fatto che molti dei programmi di approfondimento stanno virando sulla cronaca nera, che sembra in questo momento intercettare maggiormente i gusti del pubblico.
“Manca il coraggio di affrontare temi delicati perché si ha paura degli ascolti – ha commentato Francesca Barra di Matrix – ma è un problema di temi o di linguaggi? La crisi del talk politico coincide anche con la decadenza del linguaggio della politica, per questo molti programmi ora si occupano prevalentemente di altro”.
Ma la questione è se la tv sarà capace di rinnovare il genere, magari partendo dall’esempio di un talk atipico come Gazebo, il cui conduttore Diego Bianchi è comparso a sorpresa sul palco del Teatro della Sapienza.
“ L’interazione con il web è una strada – ha dichiarato il direttore Vianello – ma bisogna anche saperla fare. Zoro e la sua squadra lo sanno fare, ma non è facile. Il racconto della politica ci deve essere e dobbiamo trovare nuove vie per coinvolgere il pubblico televisivo”.

Il talk show magari non sarà ancora finito, ma per interrompere l’agonia degli ultimi anni occorre una radicale trasformazione del genere.

Simone Carusone

IJF15, “Giornalismo sportivo al femminile”

Novembre 1973. Una ragazza di 27 anni riesce a farsi accompagnare nella camera d’albergo di un famoso calciatore italiano. Vorrebbe intervistarlo, ma lui è in silenzio stampa da sei mesi. Lei gli spiega la situazione, sperando che accetti. La tensione la porta alle lacrime: “In questo momento, ha in mano la mia carriera”, gli rivela.

Pochi giorni prima, infatti, il direttore della Gazzetta dello sport l’ha sfidata: se gli avesse portato un’intervista di quel campione, l’avrebbe assunta. Rendendola, di fatto, la prima donna a occuparsi di giornalismo sportivo in Italia.

Quel famoso giocatore la guarda. Valuta. Poi, decide: “Apra il taccuino, iniziamo l’intervista”.

Comincia così la carriera di Rosanna Marani, la pioniera delle donne nel giornalismo sportivo. Quel campione era Gianni Rivera.

Sono passati più di quarant’anni da allora, eppure la declinazione femminile del giornalismo sportivo non conosce ancora una vera consacrazione. A frenarla è soprattutto lo scetticismo dei colleghi maschi, ma pesano anche casi di approcci non proprio felici tra le donne e la cronaca sportiva. Episodi di ignoranza sul campo, spesso commessi da giornaliste avvenenti ma non troppo preparate. Secondo Nicoletta Grifoni, voce storica di Tutto il calcio minuto per minuto, sono scivoloni che “fanno tornare indietro” la credibilità femminile in questo campo.

Rosanna Marani e Nicoletta Grifoni, insieme a Elisa Calcamuggi e Simona Rolandi, hanno parlato proprio di questo nel panel “Giornalismo sportivo: singolare femminile?”, moderato da Giorgio Matteoli e organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia.

Una chiacchierata ricca di aneddoti e riflessioni, in cui non è mancata una nota di speranza: “Dopo diciotto anni di lavoro – racconta Simona Rolandi – ringrazio ogni giorno di non sentirmi dire più di tornare a fare la calzetta. Ma c’è ancora tanto da lottare. Per emergere servono professionalità e umiltà”.

Solo così si riuscirà a uscire dai pregiudizi e dalle facili ironie: “Mi hanno chiesto spesso se ho avuto delle love story con qualche calciatore”, ricorda, un po’ infastidita, Rosanna Marani. “Ma ho sempre risposto che non sono abituata a portarmi il lavoro a casa”.

Marco Frongia

IJF15, “La guerra in Ucraina vista dai media russi indipendenti”

La guerra in Ucraina è una guerra che parla russo. Russi che sparano contro altri russi, che combattono contro gente che parla la loro stessa lingua. E a Mosca l’immagine del conflitto è unilaterale. Le istantanee del conflitto di Crimea restituite dalle testate russe sono immagini in bianco e nero, senza chiaroscuri. Il popolo sta dalla parte dei ribelli, i volontari del Donbass sono degli eroi che combattono per la loro indipendenza. All’hotel Brufani invece, durante il panel “La guerra in Ucraina vista dai media indipendenti russi”, organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia (AGSP) e moderato da Marcello Greco, si è voluto raccontare una storia diversa: quella di chi vuole scrivere la verità, contro ogni propaganda.

«Non sono molti i giornalisti russi nel Donbass, anzi, potremmo contarci sulle dita di una mano», racconta Pavel Kanygin, giornalista di Novaya Gazeta, la testata di Anna Politkovskaya. «Noi stiamo da entrambe le parti del fronte, raccontiamo quello che vediamo». Sono tanti i giornalisti arrestati sul campo di battaglia. Alcuni colleghi sono morti sotto le mine.

«I militari non potrebbero fermare i giornalisti, ma succede molto spesso». Timur Olevsky lavora per la televisione indipendente TV Rain, all’apice del conflitto è stato arrestato dai militari del battaglione Azov – dell’esercito ufficiale ucraino – e tenuto prigioniero per mesi. «Dobbiamo stare molto attenti alle parole che usiamo, in questo conflitto la lingua gioca un ruolo fondamentale». Il termine “ribelle” ha una sfumatura positiva, eroica. “Separatista” è un termine più neutrale, che non parteggia né per una parte né per l’altra.

Marina Akhmedova di Russky Reporter non è d’accordo, si accende il dibattito. Le parole diventano quasi terreno di scontro, anche a Perugia. Su una cosa però tutti sono d’accordo: quella della Crimea è una vera e propria crisi umanitaria: i prezzi salgono, il cibo scarseggia, la gente non ha di che mangiare. I civili subiscono gli effetti disastrosi di questa guerra civile.

«La situazione è paradossale – continua Mumin Shakirov di Radio Svoboda – il Cremlino distribuisce a tutti gli abitanti del Donbass il passaporto russo. Chi non lo accetta diventa straniero in casa propria». Devono chiedere il permesso di soggiorno per poter andare a lavorare e se esprimono le loro opinioni rischiano di essere licenziati.

«Durante l’euromaidan ero entusiasta – racconta Kanygin – ma ora l’elite dell’ucraina ha cambiato strada, non vuole più il cambiamento. Da giornalista non riesco a trovare più storie positive». Molti, dice, pensano che la democrazia sia solo vita confortevole e soldi facili. «Ora il prezzo da pagare è alto. E lo spazio democratico si sta chiudendo».

Giulia Paltrinieri

Premio “InFormazione” – Nunzio Bassi 2015. Vincono Perugia e Milano

Sono Perugia e Milano le vincitrici dell’edizione 2015 del Premio “InFormazione, riservato ai praticanti delle Scuole di giornalismo italiane e organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia e dalla Rappresentanza italiana della Commissione europea. Il concorso – patrocinato da Ordine nazionale dei Giornalisti, Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e Associazione Stampa Umbria – è dedicato alla memoria di Nunzio Bassi, coordinatore didattico per 20 anni della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia e scomparso nell’ottobre 2013. 25 gli elaborati in gara nelle diverse categorie, firmati da altrettanti praticanti delle scuole di Milano (Iulm e Cattolica), Roma (Luiss), Napoli (Suor Orsola Benincasa) e Perugia (Scuola di giornalismo radiotelevisivo).

Di seguito i vincitori, decretati dalla giuria:

1° classificato categoria “radio/tv” (sez. nazionale) (1750 eur): SIMONE CARUSONE – DAVIDE DENINA (Scuola di giornalismo Radiotelevisivo di Perugia). Titolo del video: “TERRA DEI FUOCHI: A CHE PUNTO SIAMO”.

Motivazione: “Il reportage, pur affrontando  un argomento da anni oggetto di importanti inchieste giornalistiche,  si è tuttavia distinto per ritmo e qualità narrativa. Il linguaggio televisivo è pregnante, efficace e coinvolgente. I dati raccolti e la scelta delle interviste contribuiscono alla costruzione di un racconto che, partendo dalle istituzioni e dalla descrizione di una realtà apocalittica, si fa poi sempre più corale e costruttivo, offrendo punti di vista diversi e persino possibili soluzioni a un’emergenza di grandezza nazionale”.

– 1° classificato categoria “carta stampata/web” (sez. nazionale) (1750 eur): ALESSANDRO SARCINELLI (Scuola di giornalismo di Milano – Università Cattolica). Titolo dell’articolo: “EXPO 2015: MILANO AL CEMENTO”.

Motivazione: “Sapore di inchiesta in questo articolo che punta i riflettori sull’altra faccia dell’ Expo 2015. Si propone una lucida analisi delle criticità ambientali del più importante evento dell’anno, evidenziando in particolare l’inutile consumo di territorio. Scrittura fluida ed efficace, ricerca di dati e fonti generosa. Esposizione sintetica e al contempo esaustiva dei fatti. Insomma, un buon reportage”.

1° classificato sezione “Europa” (1750 eur): ALICE BELLINCIONI – GIANLUCA DE ROSA – DARIO TOMASSINI (Scuola di giornalismo Radiotelevisivo di Perugia). Titolo dell’elaborato: “L’UMBRIA VERSO GLI OBIETTIVI DEL PACCHETTO 20-20-20. LA CORSA ALLE RINNOVABILI TRA ECCELLENZE E OCCASIONI MANCATE”.

Motivazione: “L’articolo tratta in modo approfondito degli obiettivi di Europa 2020, in particolare contestualizzandolo nell’esperienza concreta dell’Umbria nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Argomentato in modo chiaro e accurato, guida il lettore con competenza nella lettura e comprensione del tema”.

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Alla cerimonia di premiazione – che si è tenuta giovedì 16 aprile a Perugia nell’ambito della nona edizione del Festival internazionale del giornalismo – hanno preso parte Lucio Battistotti, Direttore della Rappresentanza italiana della Commissione europea, Dante Ciliani, Presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, Alessandra Benedetta Bassi, figlia di Nunzio, e Marcello Greco, Segretario dell’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia.

Premio InFormazione – “Nunzio Bassi” 2015: prorogati i termini

E’ prorogato a lunedì 23 marzo 2015 (entro le ore 24) il termine per partecipare all’edizione 2015 del Premio InFormazione – “Nunzio Bassi”, organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia e dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Il concorso – patrocinato dall’Ordine nazionale dei Giornalisti, dall’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e dall’Associazione Stampa Umbra – è riservato ai praticanti delle scuole di giornalismo italiane e distribuirà ai più meritevoli quattro borse di studio (dotazione complessiva del premio: 7000 euro).

Gli elaborati in gara (due le categorie previste: carta stampata/online e servizi per radio/tv) dovranno essere dedicati alla tematica dell’ambiente, intesa in senso lato. Due le sezioni del Premio: una “nazionale” ed una “europea”, per gli elaborati che declineranno il tema del concorso in chiave europea.

La cerimonia di premiazione dei vincitori si svolgerà giovedì 16 aprile alle 11.30 a Perugia (Centro servizi G. Alessi) nell’ambito del Festival internazionale del giornalismo.

Il bando di partecipazione e il modulo di adesione sono scaricabili di seguito:

– Premio InFormazione – Regolamento 2015
– Premio InFormazione – Modulo di partecipazione 2015

IJF14, “I media russi indipendenti: il caso di Rain Tv”

Che in Russia i giornalisti non abbiano vita facile è piuttosto noto. Un po’ meno conosciuta è invece l’attività dei reporter che ogni giorno si ostinano a lavorare in maniera professionale. Ad informare con obiettività i loro lettori o spettatori. È il caso di Dozhd tv (in italiano pioggia), o Rain tv, l’unico canale televisivo russo indipendente.

Di questo si è parlato in un incontro organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia nell’ambito del Festival internazionale del giornalismo. Presenti il direttore di Rain Tv, Mikhail Zygar e il vicedirettore Tikhon Dzyadko, il reporter e documentarista polacco Zygmunt Dzieciolowski e Karen Shainyan, del sito internet Slon.ru. A moderare Antonio di Bartolomeo della Tgr Rai.

“Stiamo fronteggiando una situazione molto difficile”, spiega Mikhail Zygar. Il canale non è più visibile su molte piattaforme televisive con una perdita dell’80% dei guadagni. Questo in seguito ad una campagna del Cremlino di repressione della stampa non allineata. “Putin pochi giorni fa ha dichiarato in pubblico, quindi ufficialmente, che non è contro di noi e che ci sono molti bravi giornalisti che lavorano a Rain Tv. In realtà dietro le quinte orchestra manovre per farci chiudere. A causa delle sue pressioni il proprietario dell’edificio dove hanno sede i nostri uffici non ha rinnovato il contratto”, continua il giornalista russo. L’affitto scadrà il 20 giugno prossimo. Il rischio è che l’unico canale russo indipendente scompaia. Il futuro è incerto. È stata avviata una campagna di raccolta fondi per la sua sopravvivenza; finora sono stati raccolti un milione e mezzo di dollari circa.

Tutto è iniziato a gennaio con la pubblicazione su Twitter di una domanda a proposito della seconda guerra mondiale sull’assedio di Leningrado. “Non sarebbe stato meglio lasciarla ai nazisti? Abbiamo fatto bene a continuare a proteggerla?”. Questo sondaggio è stato utilizzato come pretesto. La maggior parte dei canali sono stati oscurati. Gli spettatori sono passati da 20 milioni a 4 milioni. “Siamo stati accusati dalle altre emittenti e dai nostri concorrenti di essere dei traditori, dei fascisti. Già in precedenza avevamo avuto altre difficoltà. Altre volte siamo stati censurati, per esempio nel 2010, una settimana dopo la fondazione di Rain tv. Non avevamo il permesso formale del Cremlino”, ha spiegato Mikhail.

Ma la vera ragione della repressione è l’indipendenza del canale; non si evita di criticare il governo. “Noi ci siamo distinti dagli altri perché abbiamo voluto sempre offrire tutti i punti di vista. Per esempio sull’Ucraina abbiamo trasmesso continuamente da Maidan, raccontando ciò che accadeva. Abbiamo riportato sia il punto di vista russo che ucraino”, ha spiegato il vicedirettore Tikhon Dzyadko.

L’esperto di media russi Zygmunt Dzieciolowski ha descritto la difficilissima situazione dei mezzi di informazione liberi del Paese. Mi sono occupato dei media russi per molti anni. “Per la prima volta sotto Gorbaciov i media russi non venivano censurati. C’era spazio per la libertà di stampa. Dopo il collasso dell’Urss ci sono stati sentimenti contrastanti. Con Putin è iniziata una nuova era. Il Cremlino ha esercitato un controllo più rigido in cerca di un allineamento più o meno totale. Rain tv è una ventata di aria fresca”. La Russia è al 170° posto per libertà di stampa.

Karen Shainyan di Slon.ru ha parlato di internet. “Putin ha cercato fino a 2-3 anni fa ha favorito la nascita di nuove testate. Però questi giorni non esistono più. Stanno preparando una nuova legge. Potrà essere controllato dal governo tutto il sistema internet; si vuole filtrare, censurare. In realtà vediamo dal caso della Cina che il controllo del web è impopolare, blocca l’economia. Sono fiducioso, si tratta di una fase temporanea, non può durare”, ha spiegato.
Il futuro dei media in Russia è incerto. Qualche media libero esiste. E questi giornalisti sperano che le cose possano cambiare, nonostante quanto sta accadendo.

Sophie Tavernese

 Panel - media russi indipendenti -IJF14Relatori - i media russi indipendenti - IJF14

 

IJF14, “Ucraina, reporter in trincea”

Le proteste di Euro Maidan, la fuga di Yanukovich, la Crimea e ora le tensioni nell’est nel paese: da mesi l’Ucraina è al centro dell’attenzione mediatica mondiale. Il lavoro dei giornalisti, ucraini e stranieri, sul territorio non sempre è facile ed inevitabilmente si corre il rischio di dare una copertura parziale o distorta di quanto accade sul campo.
Si è discusso di tutto questo al Festival del giornalismo di Perugia durante il panel “Ucraina: reporter in trincea” organizzato dall’Associazione giornalisti Scuola di Perugia (AGSP). All’incontro, moderato da Marcello Greco (Segretario AGSP e giornalista del Tg3), hanno preso parte Anna Babinets, Lucia Goracci, Mustafa Nayem e Olga Tokariuk.

Un Paese prigioniero della sua storia – L’Ucraina è un paese difficile da narrare e i recenti scontri nell’est del paese di certo non aiutano. Molti, infatti, si chiedono se l’Ucraina non sia sull’orlo di una guerra civile. Secondo Lucia Goracci, inviata di RaiNews24, “l’Ucraina sconta la sua geografia, condannata dalla sua condizione geopolitica di ponte tra Russia ed Europa. È un paese che è ancora perseguitato dai fantasmi del suo passato”. Eppure, “è anche un paese che ha fatto la sua scelta e ha scelto la democrazia”.

Giornalisti e cittadini – Mustafa Nayem, giornalista ucraino e co-fondatore della web tv indipendente Hromadske.TV, ha raccontato le proteste di piazza Maidan sin dalle prime ore. “All’inizio in piazza c’erano solo giovani e giornalisti. In molti hanno dipinto la protesta come un conflitto tra governo e opposizione, ma non era assolutamente vero. Maidan non è stata la protesta dei politici. Al massimo si può parlare di un conflitto tra due generazioni, quella delle persone nate all’epoca dell’Unione sovietica e quelle nate negli anni duemila”. Due punti di vista diversi, che però, come sottolinea Nayem, convivono in un’unica nazione. E ai tempi di Maidan per i giornalisti era anche più semplice fare il proprio lavoro, racconta Olga Tokariuk, giornalista freelance. “All’inizio non c’erano incidenti, anzi le persone volevano raccontare e raccontarsi. Da quando è iniziata la repressione del governo, però, la situazione è cambiata. Non importava da che parte stavi, il giornalismo in generale veniva preso di mira”. La stessa cosa sta accadendo adesso nell’est del paese.

Il lavoro dei media occidentali – Alcuni aspetti della vicenda ucraina sono particolarmente complessi da comprendere fino in fondo e raccontare ad un pubblico che vive a migliaia di chilometri di distanza, primo tra tutti la presenza di elementi di estrema destra. Secondo Tokariuk, la loro importanza è stata esagerata e in parte lo si deve alla copertura episodica fornita dai media stranieri. “Inevitabilmente gli scontri attirano un’attenzione maggiore, ma dando rilevanza agli episodi di conflitto si finisce con il lasciare dei buchi che rendono difficile per il pubblico capire cosa sta effettivamente accadendo nel paese. Chi è lontano non comprende che tra un episodio violento e l’altro esiste un movimento pacifico”.

E i nuovi modelli per raccontare l’Ucraina – Il bisogno di un’informazione indipendente sul territorio, per reagire al flusso costante di propaganda russa e per far sentire la voce dei giornalisti e dei cittadini ucraini che stenta ad avere un’eco all’estero, ha portato alla nascita di nuovi strumenti. Un esempio è la web tv Hromadske.TV, che è il primo mezzo d’informazione ucraino a essere finanziato dagli spettatori e non dai soliti politici e oligarchi. Senza dimenticare lo straordinario lavoro investigativo dei volontari e dei giornalisti di Yanukovich Leaks, che grazie ai documenti recuperati nella residenza dell’ex presidente sono riusciti a ricostruire l’impero della corruzione messo in piedi da Yanukovich prima della sua fuga dal paese.

Caterina Villa

IJF14, “La formazione non finisce mai”

Il giornalismo è solo una casta che resiste malamente ai grandi cambiamenti tecnologici e comunicativi degli ultimi anni oppure ha ancora qualche buona carta da giocare?

Secondo quanto è emerso nell’incontro organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia, dal titolo “La Formazione non finisce mai”, l’ultimo jolly si chiama “formazione continua”. A dirlo non solo giornalisti italiani di grande esperienza come Gerardo Greco (conduttore di Agorà ed ex allievo della scuola di Perugia), Sergio Rizzo (Corriere della Sera) e Fausto Bertuccioli (Presidente dell’Asgp), ma anche Steve Doig dell’americana Walter Cronkite Journalism School e Anne Morrison, direttrice della Bbc Accademy.

Il dibattito si è aperto con le domande provocatorie di Bertuccioli: “Insomma come si diventa giornalisti? Come ci si forma e, soprattutto, quando e perché?”.
Se l’ingresso nel mercato del lavoro è sempre più difficile, anche la stessa permanenza nella categoria, in qualità di soggetti capaci di raccontare ciò che accade in modo credibile, ogni giorno è più complicata. La professione – è stato detto durante la tavola rotonda – cambia non di anno in anno ma addirittura di ora in ora. La rete pullula infatti di bloggers, voci anonime e semplici appassionati che spesso riescono a fare la voce grossa e a catalizzare una buona fetta dell’opinione pubblica.
Sergio Rizzo spiega: “abbiamo dato al mondo esempi meravigliosi di giornalismo ma anche molto negativi, siamo stati a lungo tempo una casta incapace di rinnovarsi e aprirsi. Troppo legata al potere politico”.

Il dibattito sul ruolo delle scuole di giornalismo è centrale. Ad oggi infatti sembra l’unico modello vincente. Così Steve Doig della Cronkite Journalism School: “Il modello di scuola di giornalismo americana è molto simile all’accademia dell’esercito. Una vera full-immersion dove si chiede ai ragazzi non solo di studiare, ma anche di realizzare prodotti degni di essere piazzati sul mercato”. “Il mondo è cambiato -ha detto ironica Anne Morrison della Bbc Accademy – anche se qualcuno non sembra accorgersene. Noi giornalisti dobbiamo anticipare i cambiamenti, non corrergli dietro”.

Nicola Mechelli