Rai, AGSP: “Buon lavoro al neo direttore del Giornale Radio Gerardo Greco”

L’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia fa gli auguri di buon lavoro al neo Direttore del Giornale Radio e di Radio 1 Gerardo Greco.

Diventato giornalista professionista frequentando dal 1992 al ’94 il 1° biennio della Scuola di giornalismo di Perugia (fondata e finanziata dalla Rai), Gerardo Greco da allora ha sempre lavorato per il servizio pubblico radiotelevisivo. La sua carriera prende il via proprio dal Gr dove per la redazione cronaca segue i principali avvenimenti nazionali della fine degli anni ’90. Dal 2001 è a New York, prima per seguire l’attentato alle Torri Gemelle e poi come corrispondente. Nelle estati 2011 e 2012 torna in Italia per condurre “Unomattina” estate. Dal 2013 torna definitivamente in Italia per condurre “Agorà” su Raitre.

Nell’esprimere la propria soddisfazione per la nomina a un incarico di tale rilevanza e responsabilità di un ex allievo della Scuola di giornalismo di Perugia, la nostra Associazione auspica che Gerardo Greco sappia raccogliere la sfida del rilancio dell’informazione radiofonica e della radio pubblica in generale, valorizzando la competenza, il merito e le risorse interne.

Festival del giornalismo 2015. “Il talk-show è davvero finito?”

Data appuntamento: venerdì 17 aprile ore 18.00

“IL TALK-SHOW E’ DAVVERO FINITO? DOVE VA IL RACCONTO TV DELLA POLITICA”
Perugia, Teatro della Sapienza

Un tempo i talk show erano la terza camera della repubblica, gli studi televisivi scelti per i grandi annunci e per i confronti più attesi. Oggi, per gli annunci basta un tweet e il pubblico mostra maggior interesse per una Tv che va in strada e racconta il paese più vero. Può il talk show resistere a tutto questo o è destinato a passare alle teche? E quali nuove forme di racconto si fanno strada?

Intervengono:
Francesca Barra, giornalista e scrittrice
Mia Ceran, Millenium Rai Tre
Pierluigi Pardo, Sport Mediaset
Andrea Vianello, Direttore RaiTre

Modera:
Mario De Pizzo, RaiNews24

IJF14, “La formazione non finisce mai”

Il giornalismo è solo una casta che resiste malamente ai grandi cambiamenti tecnologici e comunicativi degli ultimi anni oppure ha ancora qualche buona carta da giocare?

Secondo quanto è emerso nell’incontro organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia, dal titolo “La Formazione non finisce mai”, l’ultimo jolly si chiama “formazione continua”. A dirlo non solo giornalisti italiani di grande esperienza come Gerardo Greco (conduttore di Agorà ed ex allievo della scuola di Perugia), Sergio Rizzo (Corriere della Sera) e Fausto Bertuccioli (Presidente dell’Asgp), ma anche Steve Doig dell’americana Walter Cronkite Journalism School e Anne Morrison, direttrice della Bbc Accademy.

Il dibattito si è aperto con le domande provocatorie di Bertuccioli: “Insomma come si diventa giornalisti? Come ci si forma e, soprattutto, quando e perché?”.
Se l’ingresso nel mercato del lavoro è sempre più difficile, anche la stessa permanenza nella categoria, in qualità di soggetti capaci di raccontare ciò che accade in modo credibile, ogni giorno è più complicata. La professione – è stato detto durante la tavola rotonda – cambia non di anno in anno ma addirittura di ora in ora. La rete pullula infatti di bloggers, voci anonime e semplici appassionati che spesso riescono a fare la voce grossa e a catalizzare una buona fetta dell’opinione pubblica.
Sergio Rizzo spiega: “abbiamo dato al mondo esempi meravigliosi di giornalismo ma anche molto negativi, siamo stati a lungo tempo una casta incapace di rinnovarsi e aprirsi. Troppo legata al potere politico”.

Il dibattito sul ruolo delle scuole di giornalismo è centrale. Ad oggi infatti sembra l’unico modello vincente. Così Steve Doig della Cronkite Journalism School: “Il modello di scuola di giornalismo americana è molto simile all’accademia dell’esercito. Una vera full-immersion dove si chiede ai ragazzi non solo di studiare, ma anche di realizzare prodotti degni di essere piazzati sul mercato”. “Il mondo è cambiato -ha detto ironica Anne Morrison della Bbc Accademy – anche se qualcuno non sembra accorgersene. Noi giornalisti dobbiamo anticipare i cambiamenti, non corrergli dietro”.

Nicola Mechelli

Perugia, la formazione non finisce mai

ucsiLa formazione del giornalista deve avvenire non solo prima, ma anche durante il proseguire della professione. Ciò si collega strettamente alla visione del giornalismo come una casta chiusa e legata a doppio filo con il potere. Come svincolarsi da questa concezione? Questo è stato sostenuto dal presidente dell’Associazione giornalisti scuola di Perugia, Fausto Bertuccioli.

La BBC, eccellenza storica nel mondo del giornalismo, è famosa per la formazione che impartisce costantemente al suo personale. A parlarne è Anne Morrison, direttrice della BBC Academy, scuola dell’emittente inglese che si occupa proprio di formazione giornalistica. All’interno della BBC, la formazione è obbligatoria e continua, così da garantire una crescita in corrispondenza anche con il ruolo che nella testata si occupa. Si va dalla scrittura alla gestione dei social media, da corsi di etica professionale a quelli di leadership e direzione giornalistica. Non solo: nell’ottica della condivisione e della trasparenza, sul sito della BBC tutte queste informazioni sono liberamente accessibili. L’obiettivo non è solo formare giornalisti esperti, ma anche insegnare a prevedere i mutamenti di una professione e di una realtà in costante divenire. Un cambiamento storico è per esempio quelle delle piattaforme usate dalla testata: non solo la televisione o i computer, ma gli smartphone e i tablet, con tutte le diversità di linguaggio che ciò comporta. Ancora, si aggiungono nuovi formati, da youtube ai blogger: la BBC intende offrire qualcosa di diverso puntando sulla propria credibilità.

Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera e scrittore del famoso libro La casta, è partito proprio dalla definizione che lui ha introdotto in Italia: “il giornalismo è percepito come la peggiore delle caste”. La crisi è grave, ma il giornalismo è sempre stato una casta. Il legame tra politica e giornalismo è fortissimo, e l’unica strada percorribile è quella della trasparenza. L’Ordine dei Giornalisti, ora come ora, svolge in maniera inadeguata la propria funzione, non difendendo i meritevoli e non punendo gli scorretti. “Il mestiere è in crisi perché la figura è in crisi”: è necessario un profondo esame di coscienza, una revisione del modo italiano di fare giornalismo che non voglia dire compiere dei semplici tagli economici orizzontali, ma una rinuncia a molti privilegi e asservimenti.

Secondo Gerardo Greco, conduttore di Agorà presso RAI 3, proprio tramite la formazione è possibile recuperare la credibilità persa. La RAI ha intenzione di avviare delle procedure di formazione interna che probabilmente partiranno proprio da Perugia. In ogni caso, il rapporto tra politica e giornalismo è complicato, ed oggi sono quasi più i politici ad aggrapparsi ai giornalisti che il contrario. È importante mantenere la distanza, mettere dei paletti, così da avviare un confronto dialettico. La professione è in crisi, sì, eppure attira ancora molta attenzione. Lo stesso formato del talkshow richiede una profonda revisione: l’obiettivo è riuscire a coinvolgere e a far dialogare la realtà del paese con la politica.

Negli Stati Uniti cambia forse la scuola di giornalismo, ma i problemi restano simili. A parlarne è Steve Doig, docente presso la Walter Cronkite J-School. La formazione americana può essere paragonata alla formazione in un policlinico: più che la teoria, conta l’approccio diretto con la realtà. Gli studenti sono invitati a lanciarsi subito sulla strada: il metodo giornalistico non si impara nei banchi della scuola, ma confrontandosi direttamente con la realtà. Ancora, negli Stati Uniti il problema non sta tanto nell’insorgere di nuovi strumenti con i quali ottenere informazioni, ma nell’incapacità del pubblico di distinguere tra giornalisti e meri opinionisti politici. Un giornalista è in grado di cogliere la differenza, ma come dare la possibilità al pubblico di fare altrettanto? Uno dei migliori meccanismi è quello di un controllo esterno tramite siti specializzati.

Negli ultimi minuti del panel, sono sorti dubbi sul futuro del giornalismo. Cambieranno le piattaforme, cambierà il suo volto, ma non la necessità di una narrazione della realtà, necessità che, afferma Anne Morrison, “è qualcosa di fondamentale nella natura umana, cioè la voglia di sentire storie, storie vere, precise. L’istinto è di sapere le cose del mondo, e questo rimarrà”.

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Festival del giornalismo 2014. “La formazione non finisce mai”

Data appuntamento: venerdì 2 maggio 2014 – ore 15.45

LA FORMAZIONE NON FINISCE MAI”
Perugia, Sala del Dottorato

In Italia, ma anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, si registra un costante calo di credibilità dei media tradizionali e degli stessi servizi pubblici radiotelevisivi. Citizen journalism, social network e crescente avversione per tutte le “caste” stanno mettendo in crisi i modelli del passato. Una delle strade per riconquistare il proprio ruolo può passare attraverso la formazione, certificata, continua e indipendente dei giornalisti che si trasforma così in una garanzia per l’utente? La BBC ha da anni una propria scuola di formazione permanente ad uso dei propri reporter. La Rai, che da oltre 20 anni forma giovani giornalisti, avvierà presto dei corsi di aggiornamento anche per il proprio personale interno. E dal 1° gennaio 2014 la formazione continua – così ha deciso l’Ordine dei giornalisti – diventerà un obbligo per tutti i giornalisti. Come funziona nel resto d’Europa? Quali modelli risultano vincenti?

Intervengono:
Anne Morrison, direttrice della BBC Academy
Steve Doig, W. Cronkite J-School
Sergio Rizzo, Corriere della Sera
Gerardo Greco, conduttore di Agorà – RaiTre

Modera: Fausto Bertuccioli, Gr Radio Rai e Presidente AGSP