IJF14, “Ucraina, reporter in trincea”

Le proteste di Euro Maidan, la fuga di Yanukovich, la Crimea e ora le tensioni nell’est nel paese: da mesi l’Ucraina è al centro dell’attenzione mediatica mondiale. Il lavoro dei giornalisti, ucraini e stranieri, sul territorio non sempre è facile ed inevitabilmente si corre il rischio di dare una copertura parziale o distorta di quanto accade sul campo.
Si è discusso di tutto questo al Festival del giornalismo di Perugia durante il panel “Ucraina: reporter in trincea” organizzato dall’Associazione giornalisti Scuola di Perugia (AGSP). All’incontro, moderato da Marcello Greco (Segretario AGSP e giornalista del Tg3), hanno preso parte Anna Babinets, Lucia Goracci, Mustafa Nayem e Olga Tokariuk.

Un Paese prigioniero della sua storia – L’Ucraina è un paese difficile da narrare e i recenti scontri nell’est del paese di certo non aiutano. Molti, infatti, si chiedono se l’Ucraina non sia sull’orlo di una guerra civile. Secondo Lucia Goracci, inviata di RaiNews24, “l’Ucraina sconta la sua geografia, condannata dalla sua condizione geopolitica di ponte tra Russia ed Europa. È un paese che è ancora perseguitato dai fantasmi del suo passato”. Eppure, “è anche un paese che ha fatto la sua scelta e ha scelto la democrazia”.

Giornalisti e cittadini – Mustafa Nayem, giornalista ucraino e co-fondatore della web tv indipendente Hromadske.TV, ha raccontato le proteste di piazza Maidan sin dalle prime ore. “All’inizio in piazza c’erano solo giovani e giornalisti. In molti hanno dipinto la protesta come un conflitto tra governo e opposizione, ma non era assolutamente vero. Maidan non è stata la protesta dei politici. Al massimo si può parlare di un conflitto tra due generazioni, quella delle persone nate all’epoca dell’Unione sovietica e quelle nate negli anni duemila”. Due punti di vista diversi, che però, come sottolinea Nayem, convivono in un’unica nazione. E ai tempi di Maidan per i giornalisti era anche più semplice fare il proprio lavoro, racconta Olga Tokariuk, giornalista freelance. “All’inizio non c’erano incidenti, anzi le persone volevano raccontare e raccontarsi. Da quando è iniziata la repressione del governo, però, la situazione è cambiata. Non importava da che parte stavi, il giornalismo in generale veniva preso di mira”. La stessa cosa sta accadendo adesso nell’est del paese.

Il lavoro dei media occidentali – Alcuni aspetti della vicenda ucraina sono particolarmente complessi da comprendere fino in fondo e raccontare ad un pubblico che vive a migliaia di chilometri di distanza, primo tra tutti la presenza di elementi di estrema destra. Secondo Tokariuk, la loro importanza è stata esagerata e in parte lo si deve alla copertura episodica fornita dai media stranieri. “Inevitabilmente gli scontri attirano un’attenzione maggiore, ma dando rilevanza agli episodi di conflitto si finisce con il lasciare dei buchi che rendono difficile per il pubblico capire cosa sta effettivamente accadendo nel paese. Chi è lontano non comprende che tra un episodio violento e l’altro esiste un movimento pacifico”.

E i nuovi modelli per raccontare l’Ucraina – Il bisogno di un’informazione indipendente sul territorio, per reagire al flusso costante di propaganda russa e per far sentire la voce dei giornalisti e dei cittadini ucraini che stenta ad avere un’eco all’estero, ha portato alla nascita di nuovi strumenti. Un esempio è la web tv Hromadske.TV, che è il primo mezzo d’informazione ucraino a essere finanziato dagli spettatori e non dai soliti politici e oligarchi. Senza dimenticare lo straordinario lavoro investigativo dei volontari e dei giornalisti di Yanukovich Leaks, che grazie ai documenti recuperati nella residenza dell’ex presidente sono riusciti a ricostruire l’impero della corruzione messo in piedi da Yanukovich prima della sua fuga dal paese.

Caterina Villa

RaiNews. La stampa dopo Snowden e la Guerra tra media e verità

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Il caso Snowden, il rapporto tra lobby e potere, l’Europa e l’euro, la comunicazione politica e la sua influenza sulla narrazione giornalistica, il futuro del giornalismo all-digital, il rapporto tra giornalismo e precariato. Il Festival di Perugia viaggia a vele spiegate nella sua seconda giornata di rassegna. Uno dei panel più attesi è stato quello dedicato dedicato al Datagate che, insieme a Wikileaks, ha cambiato il modo di fare giornalismo. Protagonisti Andy Carvin First Look Media, Carola Frediani una delle giornaliste italiane che ha seguito più da vicino il caso Snowden, Dan Gillmor docente alla Walter Cronkite J-School, Jillian York Electronic Frontier Foundation e James Ball del Guardian.

La sicurezza informatica, alla luce di quanto scoperto dalle rivelazioni di Snowden, è diventata per il reporter del Guardian una necessità impellente per chi faccia informazione su certi temi e non solo: “Solo 12 mesi fa – ha spiegato Ball – quasi nessuno sapeva cosa fosse la criptografia, oggi tutti abbiamo una chiave PGP”. Citando lo scoop per cui il giornale inglese ha vinto anche il Pulitzer, York ha ribadito quanto sia fondamentale lavorare dal punto di vista delle policy e delle leggi che difendano i diritti digitali: “Occorre un cambiamento culturale ampio, perché spesso le persone non sono consapevoli delle minacce personali cui sono esposte”.

Tra gli ospiti d’eccezione sbarcati a Perugia anche politici di rilievo come il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, l’ex ministro del’ immigrazione Cecile Kyenge e il senatore Mario Monti. Intervenuto a un incontro sull’Europa e l’Euro, l’ex presidente del Consiglio, ha attaccato il premier Matteo Renzi: “Sono un ammiratore di Renzi, ma mi ha molto colpito che nei suoi vertici europei abbia detto una cosa che io non avrei mai detto e cioè che l’Italia non è lo studente asinello da mettere dietro la lavagna. Trovo gravissimo che un’autorità istituzionale dica questo, perché significa ammettere che ci possa essere da parte dei partner europei questa visione”.

Nel pomeriggio il rapporto tra guerre e media è stato al centro di diversi dibattiti. Dalla difficile situazione della stampa in Russia ma anche la guerra in Siria messa un po’ da parte dalla stampa dopo lo scoppio della crisi in Ucraina. Di Damasco si è discusso con Sakhr Al-Makhadhi J Magazine, Sam Dagher The Wall Street Journal, Marwan Maalouf co-fondatore Menapolis, Joe Parkinson The Wall Street (11.30 Sala del Dottorato) e dell’Ucraina e dei reporter in trincea con Anna Babinets co-fondatrice Slidstvo.Info, Lucia Goracci RAI News 24, Marcello Greco TG3, Mustafa Nayem co-fondatore Hromadske.TV, Olga Tokariuk giornalista freelance, a cura di Associazione Giornalisti Scuola di Perugia (10.30 Sala Raffaello, Hotel Brufani).

E ancora, le tematiche ambientali, la necessità di una nuova informazione che regredisca dall’attuale catastrofismo insito nella comunicazione di massa, hanno dato vita all’incontro con il meteorologo Luca Mercalli, Simonetta Lombardo, Stefano Cesarini del politecnico di Milano, Alex Sorokin, presidente InterEnergy: “Pianeta Rovente, Comunicare il cambiamento climatico oltre la catastrofe”. Le notizie vengono spesso enfatizzate da una estremizzazione sulle reali condizioni di salute del pianeta, in grado di indurre paure a volte infondate. È necessario quindi, responsabilizzare i lettori ad un giornalismo critico, che sia in grado di distruggere falsi miti, mettere in atto interventi sul territorio, e non dimenticare il rispetto per la Terra.

Non é mancato poi, un dibattito sui nuovi format che stanno crescendo per raccontare le notizie mentre Mathew Ingram di Gigaom ha partecipato al panel “Verification Handbook” dove é stata presentata una guida definitiva per la verifica dei contenuti online: si tratta di un manuale che offre i migliori consigli pratici su come verificare e utilizzare le informazioni fornite dai social network e non solo.

Per il terzo anno consecutivo, infine, i precari dell’informazione si sono incontrati a Perugia per discutere di condizioni di lavoro sempre più drammatiche. Testimonianze dirette con interventi degli esponenti istituzionali e dei coordinamenti territoriali di base dei giornalisti precari.

[www.rainews.it/dl/rainews/articoli/La-stampa-dopo-Snowden-e-le-Guerra-tra-media-e-verita-a6ef629a-6ff4-40d8-992c-0d33f859f0e0.html]

Festival del giornalismo 2014. “Ucraina, giornalisti in trincea”

Data appuntamento: giovedì 1 maggio 2014 – ore 10.30

UCRAINA: GIORNALISTI IN TRINCEA”
Perugia, Hotel Brufani – Sala Raffaello

Hanno raccontato giorno dopo giorno l’evolversi della crisi in Ucraina: dalle proteste di
piazza Maidan, che hanno portato alla cacciata del Presidente Yanukovich, all’annessione della Crimea alla Russia. Un compito che i giornalisti ucraini hanno svolto, e continuano a svolgere, nonostante le minacce e le brutali aggressioni subite.

Intervengono:
Mustafa Nayem, Hormadskoye TV
Lucia Goracci, RaiNews24
Anna Babinets, co-fondatrice del sito “YanukovychLeaks
Olga Tokariuk, freelance

Modera:
Marcello Greco, Tg3 Rai e Segretario AGSP