Festival del giornalismo di Perugia. La guerra non è mai una buona notizia

Festival del giornalismo di Perugia. La guerra non è mai una buona notizia

Dai reportage pioneristici di Barzini ai racconti al limite di Terzani, da Montanelli a Oriana Fallaci. Scrivere di guerra, farlo da giornalista, è stato di volta in volta una missione, una scelta, un’investitura. Per tutti comunque, un privilegio, un’immersione nel gotha del giornalismo. Ma cosa significa oggi essere inviato di guerra? Come sta cambiando questo genere, e soprattutto quanto è ancora libero di parlare di ciò che vede? Se ne è parlato nell’incontro organizzato dall’Associazione Giornalisti Scuola di Perugia con Oliviero Bergamini (Tg3), Gianluca Ales (SkyTg24), Massimo Fogari (Generale Capo Ufficio Pubblica Informazione dello Stato Maggiore della Difesa) e moderato da Dario Moricone (Televideo Rai).

Embedded letteralmente significa “incastrato, incassato”, ed è la situazione del reporter che segue direttamente le truppe durante le missioni di guerra. Un vantaggio per media ed esercito – ricorda il generale Fogari – “che esiste dal 2003 ma in Italia è stato codificato solo nel luglio scorso: ora anche i nostri giornalisti possono vivere in prima linea accanto ai soldati, ma all’interno di vincoli precisi per evitare di mettere in pericolo il successo dell’operazione o l’incolumità delle persone”. Vincoli che per alcuni equivalgono ad una specie di censura preventiva, ma che – spiega Ales – “spesso sono l’unica opportunità che abbiamo per mostrare al mondo stralci di questa realtà. La nostra sarà sempre una visione parziale, specie in Italia dove la guerra, nella sua crudezza, è sempre una cattiva notizia. Ma noi raccontiamo i soldati, la loro vita giorno per giorno”.

Solo infotainment? – Per chi a casa si affida alla televisione le scene che scorrono rischiano di confondersi con quelle di uno show. E’il lato pericoloso del piccolo schermo, e assieme la sua forza. “La notizia arriva spesso già pronta e impacchettata, allora il mestiere di giornalista diventa quello di verificarla, soprattutto attraverso fonti locali”. Per Oliviero Bergamini sono proprio due le regole fondamentali da seguire in queste situazioni: “Trovare contatti affidabili, cioè un traduttore e uno stringer (una specie di factotum) esperto del posto, e tornare, perché la prima volta è sempre difficile afferrare una realtà così diversa dalla nostra”.

Fabrizio Angeli